Quando i capillari si rompono

dom, mar 13, 2011

Allenamento, Parole in Libertà, Scherma

Quando i capillari si rompono

 

Sento la necessità di fare una premessa,  un’importante e indispensabile premessa alla luce di certe considerazioni fatte da un collega durante una gara.

“Dichiaro che con questo articolo non intendo farmi campagna elettorale, non mi interessa nessuna poltrona federale.

Aggiungo  che se lo volessi fare lo direi apertamente.”

 

Il tema che intendo affrontare riguarda i centri federali.

Accentramento dei migliori o capillarizzazione della scherma in tutti i paesi d’Italia?  

Una domanda che mi sono posto da quando frequento le gare internazionali.

Mi sono dato alcune risposte. 

In generale, ogni situazione  valorizza alcuni aspetti ed è svantaggiosa per  altri. 

E’ vero, ad esempio, che tirare con i più forti serve a migliorare.  

Le sensazioni, le distanze, i momenti e le accelerazioni sono fortemente stimolanti, le stesse azioni che normalmente verrebbero tirate con i campagni di sala, nel caso in cui si tira con atleti forti devono essere tirate efficacemente con la tecnica,  la misura e i tempi giusti. 

Del resto, i ritiri collegiali vengono fatti proprio per migliorare queste condizioni di allenamento. 

Potrei aggiungere che anche le esercitazioni tecniche con i Maestri bravi servono a migliorare le condizioni e le sensazioni schermistiche. Infatti ai collegiali ci sono anche i migliori maestri che fanno le lezioni. Concentrare le migliori lame coincide con un accorciamento dei tempi per il raggiungimento della forma, perché i confronti sono eccellenti e si alza il livello di attenzione dei particolari, si ottimizzano la tecnica ed i contrasti agonistici.

Ci sono Nazioni che si allenano in ritiro collegiale permanente.

Ci sono Nazioni, che preferiscono i distacchi periodici (tra queste l’Italia).

Se dovessimo ridurre tutto ad un unico aspetto – la percentuale di successo nelle competizioni importanti – potremmo affermare che siccome l’Italia vince più delle altre Nazioni (lo dimostrano la vittoria continua e costante del Premio delle Nazioni e del medagliere ai Campionati del Mondo, d’Europa, Olimpiadi, Giochi del Mediterraneo….) il suo sistema è il migliore. 

Ma siamo qui per provare a fare un punto  della situazione, magari per cominciare un a discussione proficua. 

Secondo me, ogni Paese deve trovare un sistema adatto antropologicamente, culturalmente, socialmente, emotivamente, sportivamente ad ottimizzare le proprie risorse. 

L’Italia  schermistica ha dimostrato e continua a dimostrare di essere una potenza mondiale, ogni tentativo per minimizzare la competenza dei Maestri o dei ragazzi italiani è un inutile esercizio.

A proposito della capillarizzazione possiamo affermare che se ci sono tante Scuole (buone) sul territorio si alza il livello medio.  Quando il livello medio si alza potrebbe alzarsi la possibilità di incontrare gente forte.  Insomma, se ci fossero tanti atleti di livello alto ci sarebbero maggiori possibilità di selezionare  atleti di livello tecnico superiore. Quindi, a livello di selezione è meglio che ci siano tanti atleti forti. Per allenarli bene è meglio se si allenano insieme. Queste sono due facce della stessa medaglia. E’ possibile selezionare e far allenare insieme i migliori.

Fino ad ora non si è parlato né dell’aspetto correlato alla volontà di vivere in una città diversa dalla propria né dell’aspetto correlato alle motivazioni di chi si occupa di far crescere e tenere alto il livello tecnico. 
Insomma, se un atleta sta bene a casa sua, nel suo club, farlo andare in un’altra città è sempre produttivo?

Ed i maestri? Già, i maestri. Siamo così sicuri che i migliori maestri lavorerebbero bene, nel loro club (lo stesso che ha messo in guardia quei migliori ragazzi selezionati), se i loro migliori atleti fossero dirottati in un ipotetico centro federale? 

Analizziamo alcuni punti. 

Le motivazioni dei maestri a lavorare bene, per alzare il livello tecnico dei propri atleti. 

La forza lavoro produrrebbe lo stesso all’idea che i migliori se ne vanno?

Facciamo un passaggio sul sistema dei centri federali

Probabilmente nei paesi che usano questo sistema ci sono “piramidi”  che garantiscono posti di lavoro e di carriera a chi intraprende questo tipo di mestiere. Ma in Italia, dove manca perfino la Scuola Magistrale, dove chiunque può diventare maestro, dove tutti (nessuno escluso) possono diventare maestri di nazionale, quello che “regge” il giochino sono le motivazioni

Soldi e soddisfazioni. 

Ai maestri ai quali si tolgono gli allievi migliori vanno dati soldi o carriera. Produci atleti forti che vanno nel centri federali? Fai carriera federale oppure ti diamo tanti soldi. Allora i maestri produrrebbero atleti forti senza rimetterci in termini di carriera o di soldi. 

Si, perché oggi come oggi, in Italia se hai un atleta forte:

  1. puoi aspirare alla carriera di allenatore della nazionale (ed è una giusta  e legittima aspirazione);
  2. la Federazione ti riconosce un premio in denaro (piccolo quanto volete ma esiste solo per il maestro che allena fisicamente il ragazzo);
  3. il tuo club è felice perché il ragazzo tira con gli altri compagni di sala e li fa diventare forti.

Ho già affrontato nel passato questo argomento, a voce, con i dirigenti che appoggiarono la comparsa del centro federale di sciabola.

 

Da maestro sciabolatore ha affrontato il discorso dell’accentramento a Roma. Personalmente ho sempre  contrastato l’idea del Centro Federale, attirandomi non pochi nemici  tra gli assertori di questo metodo di lavoro. Già ai tempi del ex ct straniero, pur facendo parte dello staff,  ho criticato il fatto che le sale venissero depauperate. Il risultato (al di là del mio personale rapporto con lo straniero), dal mio punto di vista è che ho smesso di insegnare sciabola per mancanza di stimoli e ambizioni. Ma i gusti sono gusti, se i colleghi continuano vuol dire che la cosa a loro piace così.  

Inutile che confermi tutti i motivi che rendono infelice l’idea dell’accentramento perchè li ha già elencati il Dott. Vecchione in un articolo qui su schermaonline elegantemente e con efficacia.

 

 

Enrico Di Ciolo

 

 




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