I principali fattori nell?azione schermistica

gio, ott 27, 2005

Scherma

Lo schermitore infatti non potr? essere rivolto unicamente alla pura espressione del gesto tecnico, pur messo a punto nel corso di numerose lezioni. Egli dovr? saper adeguare alla situazione i gesti studiati in allenamento, applicando le giuste reazioni ai diversi stimoli che gli si presenteranno (lavoro a circuito aperto, con il variare delle condizioni esterne in modo imprevisto); dovr? inoltre fronteggiare un avversario, dotato
sulla carta delle medesime possibilit?, in grado di agire e reagire in totale autonomia e, dunque, in
modo non prevedibile. Lo schermitore, per il conseguimento della vittoria, ricorrer? quindi non solo alla gestione razionale delle proprie condizioni psicofisiche e dei fattori esterni (ambiente, tipo di garaetc.), bens? ad una serie di scelte mirate ad imporsi sull’avversario, annullandone la determinazione ad essere un ostacolo sulla strada del successo.

Il superamento dell’avversario non si dar? n? soltanto sul piano fisico n? solamente su quello del
bagaglio tecnico, cio? della quantit? e qualit? di azioni padroneggiate. Sar? invece la capacit? di far
cadere in trappola l’avversario, inducendolo a fare il gioco voluto, a determinare pi? di ogni altro fattore
il successo in questo sport. Fornendo all?avversario informazioni fasulle, mascherando le proprie
intenzioni, ponendo l’altro in condizioni spazio temporali di stress, si otterr? l’aumento dei suoi costi
elaborativi, costringendolo a reagire secondo un piano gi? preordinato e quindi perfettamente
prevedibile ed annullabile con le opportune azioni contrarie.

La capacit? di esercitare un controllo sull’avversario dipende in buona parte dal focus attentivo che lo
schermitore pu? dedicare allo scopo; maggiori saranno le azioni che avr? automatizzato nel corso
dell?allenamento, migliori saranno le possibilit? che avr? di selezionare e leggere gli stimoli pertinenti, distinguendoli dal rumore di fondo provocato dalla determinazione dell’avversario a superarlo.

Lo schermitore dovr? agire di seconda intenzione, cio? programmare una reazione motoria adeguata
alla percezione che ha delle possibilit? dell’avversario in quel momento. Per esempio, potr? avanzare
in controtempo cio? predisposto a parare la controffesa, oppure cadere volontariamente sotto la
parata abituale dell?altro per controparare, o ancora eseguire una finta dritta e cavazione, ma quel che
conta maggiormente sar? la sua capacit? di valutare opportunamente gli schemi messi in atto
dall’altro, per superarli usandoli a proprio vantaggio.

Lo schermitore dovr? possedere una buona scelta di tempo, cio? la capacit? di sincronizzare la
propria azione con quella opposta dall’avversario, prevedendone i possibili sviluppi. Soltanto
tenendosi ad una misura ampia (di controllo), potr? permettersi di reagire ?in tempo? (riflessi) rispetto
ad uno stimolo fornito dall’avversario. Poich? tuttavia, per poter colpire, ? sempre necessario
accorciare la distanza ad un limite tale da esporsi al pericolo di essere a propria volta colpiti, lo
schermitore entrato a misura di azione dovr? aver gi? previsto in anticipo le reazioni dell’avversario,
pena la mancanza del tempo sufficiente per aggiustare l’azione nel caso di una contraria inattesa.
Se lo schermitore che si? deciso ad entrare in misura avr? invece costruito un programma errato, non
riuscendo a sincronizzarsicon il ritmo dell?azione dell?altro, non potr? superare il controllo
dell’avversario. L?avversario non si sar? lasciato sorprendere dal cambiamento di ritmo impresso per
accorciare la misura, oppure, a sua volta, avr? elaborato un programma tale da ritenere accettabile
l’accorciarsi della stessa. In questo caso, l’imprevisto a misura di azione (es. una parata non abituale
dell’avversario) sar? di norma risolto agendo ancora di riflesso, ma in modo automatizzato sulla base
delle azioni studiate e ripetute in allen




Condividi questo articolo

Share