LA SCHERMA E QUEL SUO CERTO NON SO CHE

lun, set 26, 2005

Scherma

La scherma, che ci creda oppure no, possiede davvero “un certo non so che”. Pi? la guardi e pi? ti piace, pi? ti piace e meno la conosci. Per questo ti affascina cos?, perch? ti si avvicina all’improvviso, facilmente, quasi incurante, solo apparentemente sprezzante e tu sai che non sarai tu a possederla completamente, ma sar? lei, la scherma, col suo fascino, a possedere te. Ed allora ? subito una promessa di amore perfetto.
La scherma ? meraviglia di movimenti che incantano tutti, senza bisogno di mostrarsi in creoline. Fluida e spontanea, perfetta simmetria di estetica elevata, la scherma cattura il tuo sguardo come una vecchia perfetta statua. Lenta e veloce, ritmo di geometrie in spostamento, scostrasi di linee che si avvicinano pericolosamente nel tempo, senza mai toccarsi, ma neppure bruscamente arrestarsi. Corpi che si inseguono nello spazio, insiemi coordinati nella simbiosi del tempo, unione di avversari nella irripetibilit? del momento.
La scherma ? bellezza assoluta alla vista, un istante lungo sempre, che senza fine si imprime nei tuoi occhi senza fiato. La scherma ? l’estasi di un’estetica perfetta, frizzante e misteriosa, mai maliziosa, ma non a tutti si concede con uguale intensit?. Tu la devi saper aspettare, senza forzarla, devi saperla capire, coglierne le pause e le accelerazioni, devi essere paziente, perch? solo cos? si sentir? capita come merita, ma nell’attesa non la devi mai abbandonare, perseverante nello sforzo di comprenderne i chiari e gli scuri, le luci e le ombre, il ritmo delle azioni, anche quando ti ricusa o sfugge la tua mano, sdegnata dalla banalit? di chi la pratica per ridurla ad una cosa, declamandola e apprezzandola senza voler comprendere ci? che ? e ci? che ? stata.
Alla scherma non devi chiedere, ma devi essere pronto a ricevere. La scherma non vuole essere illustrata o citata; non servono le grandi parole, da te che l’avvicini vuol solo essere rispettata. La scherma, quella vera, che non ? solo una parola, ti si svela piano piano e quando si svela per la prima volta, si lascia praticare anche solo contemplandola, ossimoro perfetto dell’esecuzione e del suo concetto. La scherma si lascia guardare, ma non adulare senza posa: ? un patto strettissimo di reciproco entusiasmo, centellinato nel tempo. Non puoi prenderla cos? in superficie, non puoi credere che sia facile, altrimenti la scherma si indispettisce; quanti ne ha visti che han preso in mano il fioretto, subito certi che si sarebbe loro concessa, pretenziosi che si svelasse tutta e si lasciasse dominare al primo istante.
Non mettere paletti, non puoi conquistare la vetta se non accetti la scalata, non puoi muovere il fioretto se parli solo tu e non ascolti quel che dice e quanti, poi, si sono arresi pensando che fosse troppo difficile, vinti infine dall’impazienza. In realt? la scherma la conosci sempre solo fino a un certo punto, ma quando credi che questo basti, allora, attento, non perdere ancora la voglia di capirla nel profondo, perch? solo cos? ti sar? sempre vicina, anche quando sarai vecchio e la tua mano che era quella di un bambino non correr? pi? veloce come un tempo.
La scherma ? pazienza, la scherma ? lasciarsi ipnotizzare, ancora dopo anni, dai movimenti sicuri di una lama che passa rapida e non sai n? come n? perch?, e anche se lo sai, devi concederle di esprimersi liberamente e lasciare che ti incanti con la sua voce. Stai vicino alla scherma con rispetto in ogni suo momento, prendila con i suoi pregi e accetta con sincerit? i suoi difetti, quando ti soddisfa e quando ti delude, e la scherma, cos?, ti terr? con se. Stai vicino alla scherma e ascoltane le parole, anche quelle che ti dice con un sussurro flebile, ascolta anche ci? che non ti dice ma che tu ormai capisci, ascolta, insomma, quel suo certo non so che.




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